RISPARMIOMETRO: il nuovo strumento di Agenzia delle Entrate per la lotta all’evasione fiscale.

Con il principale obiettivo di eliminare l’evasione fiscale, l’Agenzia delle Entrate si è avvalsa di vari strumenti utili per arginare questo fenomeno: Spesometro, Redditometro e l’ultima invenzione il Risparmiometro.

Generato nel 2011 attraverso il decreto Salva-Italia del governo Monti (Decreto Legge 6 dicembre 2011, n.201), il Risparmiometro ha guadagnato rilevanza verso la fine di aprile. Con l’approvazione da parte del Garante della Privacy, d’ora in poi Guardia di Finanza e Agenzia delle Entrate hanno la possibilità di accedere alla nostra Anagrafe Tributaria e, contestualmente, all’Archivio dei Rapporti Finanziari. Avvalendosi di questo nuovo strumento, lo Stato italiano sta continuando la lotta all’evasione fiscale, che in Italia ha sempre registrato livelli molto elevati. 

Cos’è il Risparmiometro?

Usando termini tecnici, il Risparmiometro è un algoritmo che consente all’Agenzia delle Entrate di collegare quanto dichiarato nella dichiarazione dei redditi (Modello Unico o 730) con l’Archivio dei Rapporti Finanziari (conti correnti, conti deposito, carte di credito, libretti postali, buoni fruttiferi e l’acquisto di strumenti finanziari ecc.).

Come funziona?

Questo collegamento è mosso dal presupposto di scovare anomalie tra le movimentazioni monetarie dei nostri risparmi e quanto dichiarato. Se noi dichiariamo di aver un reddito di 50.000,00€ annui, e durante lo stesso periodo abbiamo accrediti in conto corrente per un ammontare superiore, es: 70.000,00€, sembra lecito assumere che ci sia una fonte di reddito non dichiarata. Questa situazione desterà sospetto all’Agenzia delle Entrate che, anche avvalendosi della Guardia di Finanza, procederà ad effettuare gli opportuni accertamenti.

Reddito invariato

Da un’altra prospettiva, il Risparmiometro tiene anche in considerazione gli addebiti dai nostri conti correnti. Infatti, l’Agenzia delle Entrate ritiene che un minimo deve essere sempre prelevato dai propri risparmi per la sopravvivenza giornaliera. A titolo esemplificativo, consideriamo un lavoratore dipendente con un reddito annuale di 12.000,00€. Nel proprio Modello Unico il lavoratore dipendente inserisce l’intero ammontare di 12.000,00€, lo stesso ammontare che a fine anno risulta invariato nel suo conto corrente. Con questa situazione l’Agenzia delle Entrate comincerà a chiedersi: come ha fatto il lavoratore a sopravvivere se non ha minimamente usufruito del proprio reddito? Il lavoratore beneficia di una fonte di reddito non dichiarata o proveniente da un’attività illecita?

Allarme al 20%

Il Risparmiometro, essendo un algoritmo, lavora in maniera completamente autonoma. Ogni volta che vengono riscontrate anomalie superiori al 20% tra l’Anagrafe Tributaria e il saldo di fine anno delle nostre transazioni finanziarie, il Risparmiometro lancerà un “segnale d’allarme” all’Agenzia delle Entrate. 
Siamo in presenza di una potenziale situazione di evasione/elusione fiscale. Ricevuto questo segnale, gli operatori dell’Agenzia delle Entrate si metteranno a lavoro per scovare con maggiore dettaglio la ragione di queste anomalie, anche analizzando ogni singola movimentazione finanziaria eseguita durante l’anno. 

Chi sono i soggetti interessati?

Seppur ancora in fase di sperimentazione, il Risparmiometro è ormai applicato a tutti i soggetti iscritti all’Anagrafe Tributaria durante il biennio 2014/2015, possessori di Codici Fiscali e/o Partite Iva, che siano anche intestatari di conti correnti, conti deposito, carte di credito ecc. 

Come agisce l’Agenzia delle Entrate e la Guardia di Finanza?

Quando gli accertamenti hanno creato fondati sospetti che siamo in presenza di una situazione di elusione/evasione fiscale, l’Agenzia delle Entrate procede a convocare in contraddittorio il risparmiatore.
Da quel momento il Risparmiometro “invertirà l’onere della prova”, che ora è a carico del risparmiatore.
La divergenza può anche essere il frutto di conseguenze lecite e non soggette all’applicazione di tributi, come una donazione. Nelle circostanze in cui il risparmiatore non fosse in grado di provare la liceità della differenza tra quanto dichiarato e quanto risulta dall’Archivio dei Rapporti Finanziari, ad esso verranno applicati i relativi tributi (IRPEF, IRES, IRAP ecc.). Tributi che avranno come base imponibile la differenza tra quanto presente nell’Anagrafe Tributaria e quanto inserito nell’Archivio dei Rapporti Finanziari

 

 

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